ReUsa Barcelona

21 ottobre 2009 mostre One Comment

dal 29 Ottobre al 21 Novembre, a Barcellona (Spagna) in Passeig de Grácia, 96

ReUsa

Inaugurazione e cocktail:
Giovedì 29 ottobre ore 20:00

Un paseo reciclado por Barcelona

Valentino Menghi, recrea y reinterpreta con materiales reciclados los referentes más significativo de Barcelona: edificios emblemáticos, avenidas, calles y plaza y también empresas que identifican la ciudad.

Lugar: Passeig de Grácia, 96

Finaliza el sábado, 21 de noviembre ’09

Qui sotto l’introduzione alla mostra di Nila Shabnam Bonetti
(scarica il .pdf in spagnolo)

ReUsa Barcelona

Mostra personale di Valentino Menghi

“…Un paio di calzini non sono meno adatti a fare un dipinto
di legno, chiodi, trementina, olio e stoffa”

Robert Rauschenberg

Per capire a fondo il lavoro di Valentino Menghi si deve compiere un tuffo nella propria memoria, a quando, da bambini, si riusciva a creare ovunque il contesto giusto per giocare. Ogni oggetto trovato ci suggeriva timidamente una nuova funzione da quella che ufficialmente ricopriva, permettendoci così di improvvisare situazioni divertenti, anche con poco.

La società consumistica è solita dare una specifica funzione agli oggetti, anzi, cerca sempre più di specializzarla per incrementare la possibilità d’acquisto del consumatore. Una visione univoca della realtà che inibisce le facoltà creative insite nell’uomo. Un perfetto connubio tra caso e ingegno permise, fin dalla sua origine, a questo curioso animale di evolversi, cavandosela sempre con pochi mezzi; tuttavia oggi potremmo definirci come una società di “compratori di servizi”, annichiliti a tal punto da non saper più cambiare una lampadina. Il lavoro di Valentino Menghi suggerisce a tutti i suoi possibili fruitori di rapportarsi in modo attivo e creativo con il mondo circostante, guardando la realtà attraverso gli occhi di un fanciullo, maturando un individuale senso critico, ma senza appesantire con retorici attacchi al sistema sociale dominante.

Sebbene possa sembrare molto attuale, l’utilizzo di materiale di recupero per realizzare opere d’arte, trova antecedenti e affinità con Futurismo, Dada, Arte Povera, Minimal Art, Informale materico (Lea Vergine, Quando i rifiuti diventano arte. TRASH, Rubbish, Mongo, Skira, Milano, 2006).

Gli anni Sessanta, in quella delirante metropoli che era ed è New York, furono teatro di un fervente clima culturale (o meglio, controculturale), in cui gli artisti trovavano sulla strada i materiali per realizzare le loro opere (Ted Botha, Mongo. Avventure nell’immondizia, Isbn Edizioni, Milano, 2004). Parliamo di un’azione di recupero e riutilizzo artistico i cui frutti varcheranno persino le soglie del Moma, nel 1961, ove Lawrence Alloway conierà il termine di Junk Art. Tale movimento trova illustri esponenti contemporanei (tra cui John Chamberlain, Ha Schult, Tim Noble and Sue Webster) che hanno trovato un vero e proprio linguaggio nel materiale di scarto. La spazzatura è realmente l’altro volto (tragico) della merce (Lea Vergine, op.cit.), quello che ha perso l’aura dorata e perfetta studiata a puntino dai pubblicitari per vendere un prodotto e loro, i rifiuti, si mostrano nella più totale e indifesa sincerità. L’idea di realizzare insegne pubblicitarie con materiale di recupero, come fa Menghi in questa sua mostra ReUsa Barcelona, non è una semplice provocazione, ma una profonda riflessione sul ciclo della merce, che qui, attraverso l’opera d’arte, abbandona il suo carattere univoco per entrare in un nuovo ciclo che sfida le regole della società “usa e getta”.

Resta per i più arguti cogliere la possibilità di varcare questa soglia, sensibilizzati dalle attualissime tematiche ecologiche, per poter reinventare e reinventarsi il sistema stantio e pericoloso che domina la nostra società, in cui il prodotto e il suo packaging hanno vita breve. E forse la prospettiva di Guido Viale, di poter vedere i rifiuti come una risorsa e non solo come un peso (Guido Viale, Governare i rifiuti, Bollati Boringhieri, Torino, 1999), sarà realizzabile.

Lunga vita ai materiali! Potrebbe essere lo slogan giusto. E non solo. Qui si tratta di elevarli nel recinto aulico dell’arte, giocarci, mascherarli senza celare la loro modesta origine, per renderli eterni (perché tale è l’arte).

Valentino realizza sculture e installazioni che riproducono dettagliatamente spaccati urbani caratteristici di grandi città. Questo prevede un’attenta documentazione preparatoria, concentrandosi specialmente nella ricerca del dettaglio curioso e incisivo. Buona parte del suo lavoro viene speso nella raccolta di materiale adatto per le sculture. Vi è una fase di conservazione di piccoli oggetti d’uso quotidiano come tappi, lattine, cannucce e tutto ciò su cui la fantasia dell’artista vede qualcosa di trasformabile in altro, modificandone la funzione. E un’altra fase, che è quella di recupero, spesso un vero e proprio “frugare nella spazzatura”, per riesumare materiale utile. Come un collezionista di Mongo, Valentino è mosso da incontrollabile curiosità e, pur sapendo cosa va cercando, accoglie con la gioia di un bambino davanti a un regalo, il ritrovamento inaspettato di oggetti curiosi. Frequentandolo ci si abitua a vedere le cose con occhi diversi, contagiati dalla sua attitudine a scoprire i molteplici significati che una forma evoca.

Fin dal primo viaggio, Valentino ha percepito una certa affinità con la città di Barcellona, ironica, vivace e fuori dagli schemi, e si è impuntato: “questa è la città giusta in cui fare una mia mostra”. L’unicità eccentrica dei suoi edifici sono stati di stimolo per l’arguzia creativa dell’artista che si è misurato con la bizzarra architettura, antica e moderna, di questa città. E se da un lato l’artista ha messo in luce le coraggiose scelte estetiche della città, che hanno reso celebre i suoi edifici storici in tutto il mondo, dall’altro ha voluto evidenziare i tratti salienti della moderna metropoli pubblicitaria.

Barcellona, ormai patria adottiva dell’artista, accoglierà sicuramente con curiosità l’opera di Valentino e sarà divertente perdersi nell’osservazione dei dettagli dell’installazione. Strapperà molti sorrisi il suo lavoro, perché l’arte serve anche a questo, a evadere dalla realtà, a incuriosire e divertire. In merito sollecito alla scoperta di altri grandi artisti italiani come Fortunato Depero, Enrico Baj, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, arguti interpreti della realtà artistica del loro tempo, capaci di guardare il mondo anche con leggerezza e ironia.

Nila Shabnam Bonetti

Guido Viale, Governare i rifiuti, Bollati Boringhieri, Torino, 1999

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